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Cima Ventosa e Punta Farenga mt. 2136-2212 anello da Monesi

La Cima e Ventosa e la Punta Farenga sono montagne delle Alpi Liguri, situate sulla cresta che dal Monte Saccarello conduce alla Cima Missun, cresta di confine fra Italia e Francia. Vette poco appariscenti appaiono come semplici avvallamenti del crinale, con versante francese piuttosto scosceso e dirupato mentre quello italiano che digrada con pendii decisamente meno ripidi e perlopiù boscosi. Qui propongo un anello da Monesi con salita al Passo Tanarello, quindi tratto di crinale fino alla Punta Farenga e discesa per pendii ricoperti da lariceti per poi intercettare la Monesi Tenda.

🏁 Punto di partenza: Monesi di Triora mt. 1370

⚠️ Difficoltà:          E, EE il tratto di cresta dalla Ventosa alla Farenga e la discesa da questa fino alla sterrata

Sviluppo:            15 Km

📈 Dislivello:           950 Mt. circa

⏱️ Tempi:              Giro ad anello totale 5 ore 5 min.

📅 Data escursione:     24/02/2021

🚥 Periodi consigliati:   Tutto l’anno, meglio in inverno con neve per ciaspolata

🔎 Valutazione:        ⭐⭐⭐

Accesso:

Da Genova con l’autostrada A10 fino ad Albenga, quindi alla rotonda si volge a destra procedendo su SP582 con indicazioni per Pieve di Teco. Dopo circa 200 mt. si svolta a destra seguendo per Pieve di Teco su SP453 attraversando Bastia e Coasco, oltre il quale si trascura la deviazione a sinistra per Villanova e si procede ancora dritti. Sempre su SP453 si superano Ortovero, Pogli, Ponterotto, Borghetto d’Arroscia, Vessalico e Perinetti. Poco dopo il borgo bisogna trascurare a destra la SP7 con indicazione per Pieve di Teco e mantenersi a sinistra sempre su SP453, andando poi a raggiungere la deviazione a sinistra per Rezzo, da trascurare. Costeggiata una zona industriale si perviene ad una grossa rotonda dove bisogna imboccare la seconda uscita seguendo le indicazioni per Torino entrando in breve in galleria. Usciti dalla galleria, che consente di aggirare Pieve di Teco, ad una rotonda si imbocca la SS28 con indicazione per Ceva, poi, una volta raggiunto Acquetico, ci si mantiene sulla SS28 trascurando a sinistra la SP3 per Mendatica. La strada risale la valle superando San Luigi e Case Rosse fino ad arrivare al Colle di Nava. Si discende per circa 1,5 km quindi si svolta a sinistra su SP1 seguendo le indicazioni per il Colle San Bernardo di Mendatica. Questa stretta strada risale lungamente fino ad arrivare al Colle che va oltrepassato seguendo la strada a destra, la SP1, che perde moderatamente quota raggiungendo Monesi di Mendatica, che si scansa sul bypass (data la frana sulla SP1) per poi raggiungere Monesi di Triora, dove nell’ampio parcheggio ad inizio paese si può lasciare l’auto.

Itinerario:

Dal parcheggio di Monesi di Triora mt. 1370 si procede su strada asfaltata in salita per pochi metri per poi deviare a sinistra in direzione dell’Albergo Ristorante la Vecchia partenza, svoltando però quasi subito a destra ed andando così a risalire un pendio nei pressi della partenza degli impianti Monesi-Tre Pini. Si risale ora il ripido pendio soprastante, attraversando la strada sterrata un paio di volte per poi intercettarla e seguirla in salita a sinistra. In breve si perviene ad un ripiano a 1520 mt. circa, punto in cui bisogna abbandonare la sterrata che procede dritta verso la Margheria Sottana di Tanarello e deviare a destra su comoda sterrata pianeggiante, in 15 min. circa. Questa punta decisamente verso Ovest all’interno di un lariceto dal quale ne si fuoriesce in corrispondenza del Rio Bavera, dopo altri 30 min. circa, punto in cui si stacca una strada sulla sinistra da trascurare, che conduce all’arrivo degli impianti Tre Pini, mantenendosi invece sulla principale. Superato il rio su ponte la strada, che ora entra in Provincia di Cuneo, continua in moderata salita puntando sempre grossomodo verso Ovest andando a sovrastare la partenza degli impianti che conducono al Redentore. Dopo circa 1 km si perviene ad un nuovo ponticello, in altri 15 min. ed 1 ora totale, oltrepassato il quale la strada svolta bruscamente verso destra, Nord, e dopo circa 700 metri sempre di salita moderata conduce ad un casottino in legno. Qui bisogna abbandonare la sterrata e prendere a salire con maggiore decisione puntando all’evidente Passo Tanarello in alto alla nostra destra, posto fra un rilievo attraversato dai tralicci dell’alta tensione a destra e la Cima Ventosa a sinistra. Obliquando verso destra e compiendo poi alcuni zig-zag in ripida salita si giunge su crinale in corrispondenza di una piccola costruzione quadrata, dalla quale svoltando a destra in piano si perviene velocemente ai ruderi delle Caserme du Tanarel al Passo Tanarello mt. 2045, in 45 min. dal ponte e 1 ora 45 min. totali. Dal passo si risale il ripido ma ampio pendio che in altri 10 min. permette di raggiungere la sommità della Cima Ventosa mt. 2136. Da questa si discende il pendio opposto perdendo inizialmente una trentina di metri di quota fino ad una selletta dalla quale si torna a salire per cresta, a tratti piuttosto esile, nella quale in inverno si formano notevoli cornici (prestare attenzione in questo tratto). Raggiunto un primo dosso si continua pochi metri a destra della cresta fino ad un secondo dosso, dal quale si discende di pochi metri per poi risalire fino alla vetta della Punta Farenga mt. 2212, in altri 35 min. e 2 ore 30 min. totali. Panorama a Nord Marguareis, Pian Ballaur, Saline, a Nord-Est Mongioie, Conoia, Pizzo d’Ormea, a Est Appennino Ligure, Galero, Armetta, Apuane, a Sud-Est Garlenda, Frontè, Cima Valletta della Punta, Corsica, Redentore e Saccarello, a Sud Pietravecchia e Cima e Balconi di Marta, a Ovest Cime du Diable, Bego, Chamineye, Lusiere, Clapier, Gelas, Cima di Nasta e Argentera, a Nord-Ovest Cima Missun. Per il ritorno o si procede a ritroso sullo stesso percorso o si può optare per compiere un anello come vado ora a descrivere. Dalla vetta si discende di pochi metri verso Nord-Ovest fino ad un piccolo colletto con cippo di confine, punto in cui bisogna abbandonare la cresta e piegare a destra obliquando verso Est fra rado lariceto fino al limitare di uno spallone. Ora si discende mantenendosi sul bordo del detto spallone puntando verso Nord-Est entrando poi in un bel lariceto e, mantenendo grossomodo sempre la stessa direzione, si intercetta la Monesi-Tenda a 1826 mt. di quota, in 40 min. dalla Farenga e 3 ore 10 min. totali. La sterrata va seguita ora a destra in piano andando così a compiere un lungo traverso tagliando le pendici orientali della Punta Farenga e della Cima Ventosa. Dopo circa 1,8 km di modesti saliscendi fra ampie radure alternati ad altri in fitto lariceto si perviene al Passo della Porta mt. 1828, in 40 min. e 3 ore 50 min. totali. Qui la strada cambia direzione procedendo ora verso Sud-Ovest in piano e, dopo circa 600 metri, conduce ad un bivio dove bisogna trascurare la deviazione a sinistra che scende verso Piaggia, per continuare invece ancora dritti su sterrata. Si procede su di essa per circa 500 metri raggiungendo così la Cabane Pastorale de Loxe mt. 1830, in 15 min. dal passo, oltre la quale bisogna continuare ancora per altri 250 metri giungendo al casottino in legno con vicina palina, in altri 5 min. e 4 ore 10 min. totali, chiudendo di fatto qui l’anello. Ora come per l’andata si segue a ritroso la sterrata fino a Monesi…io però ho poi effettuato una leggera variante ossia dopo aver superato il ponte sul Rio Bavera ed aver oltrepassato alcuni tornanti della sterrata nel bosco, dopo 40 min. circa e a 1580 mt. di quota, ho svoltato a sinistra su ripido pendio puntando perlopiù verso Nord-Est intercettando poi una sterrata sottostante da seguire in falsopiano verso destra. Questa, dopo aver rasentato i ruderi della Margheria del Ciotto, conduce su asfalto nei pressi degli ultimi condomini di Monesi e su di esso si scende velocemente fino al parcheggio, in altri 15 min. e 5 ore 5 min. totali.

Galleria fotografica:

Grafici del percorso:

Commenti:

Percorso piacevole, specie il tratto di crinale dalla Cima Ventosa alla Punta Farenga che, con queste condizioni di innevamento, ha permesso di ammirare alcune graziose cornici. Questo tratto però non è da sottovalutare in quanto in certi punti la cresta risulta piuttosto esile con pendii scoscesi nel versante Francese, dove scivolare può essere fatale. Raggiunta la Punta Farenga, onde evitare di rifare a ritroso la cresta, si è optato per discendere sul sottostante pendio nel versante italiano. Si può passare un po’ dove si vuole, grossi problemi non ce ne sono vista la morfologia del terreno, basta scegliere i punti con pendenza meno accentuata e scendere fin quando si intercetta la sterrata che taglia orizzontalmente il pendio. Giornata serena ma con una fastidiosa foschia che ha limitato fortemente il panorama.

 

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