Crea sito

Punta Martin mt. 1001 anello con Cresta Federici e Dito Mondini

Punta Martin è una montagna dell’Appennino Ligure, ha forma di piramide rocciosa ed è posto sul versante sud-ovest del massiccio del monte Penello (o Pennello) del quale costituisce la massima elevazione. Domina le valli del rio Baiardetta e del rio Martin. Malgrado sia relativamente vicina al mare (meno di 7 km in linea d’aria) ha un aspetto alpestre, con i suoi fianchi rocciosi e dirupati. Qui propongo un interessante anello con partenza da Colla di Prà risalendo poi la Cresta Federici (con qualche aggiramento nei tratti più complessi) fino a Punta Martin, scendendo poi al Monte Pennello, Monte Fontanabuona e Colle Baiarda per poi tornare alla Colla di Prà.

🏁 Punto di partenza: Colla di Prà mt. 321

⚠️ Difficoltà:          F la Cresta Federici fino a P.ta Martin, E il resto, F le deviazioni a P.ta Pietralunga e Diedro Gozzini 

Sviluppo:           10 Km

📈 Dislivello:           820 Mt. circa

⏱️ Tempi:              Giro ad anello totale 5 ore 15 min.

📅 Data escursione:     22/11/2020

🚥 Periodi consigliati:  Autunno, Inverno (in assenza di neve o ghiaccio) e inizio Primavera, evitare i mesi caldi

🔎 Valutazione:        ⭐⭐⭐⭐

Accesso:

Da Genova con l’autostrada A10 fino a Voltri. Usciti dall’autostrada si svolta a sinistra su via Prà (SS1) e la si segue per qualche centinaio di metri, quindi ad una rotonda si svolta a sinistra andando a risalire Via Taggia che in breve diviene Via Branega. Questa inizia subito abbastanza stretta per poi stringersi ulteriormente dopo aver superato un ponte e rimanere tale fino alla Colla di Prà.  Nelle immediate vicinanze della Colla di Prà si può lasciare l’auto in un risicato spiazzo nei pressi di una recinzione del metanodotto o a bordo strada.

Itinerario:

Dalla Colla di Prà mt. 321 si segue la sterrata in salita che dopo pochi metri si biforca, punto in cui si trascura quella di destra, Lische Basse, e si svolta invece su quella di sinistra con segnavia F (sent. Frassati). Questa procede in falsopiano fra rada boscaglia fin quando perviene ad un bivio dove si trascura una traccia che procede dritta e si svolta a destra su tratto gradinato e, dopo pochi metri e per la precisione appena superato i gradini, si perviene nuovamente ad un bivio, dove si trascura il F (il Frassati sale alla Loc. Moccio) per svoltare invece a sinistra su sentiero privo di segnavia che procede in falsopiano fra alberi e arbusti. In breve si perviene al guado del Rio Condotti, oltre il quale si sale moderatamente fino al raggiungimento della Colletta di Termi mt. 420, in 25 min. circa. Qui si trascura il sentiero preveniente da destra, dal quale arriveremo al ritorno e che conduce alla Cappellina, e si procede dritti, ora in moderata discesa seguendo le indicazioni per Cave e Sent. Carlo Poggio. Seguendo ora i segnavia F il sentiero con qualche saliscendi raggiunge dapprima le Cave mt. 430 (ex cava di bielenite) e poi Fontanin mt. 410. Qui si trascura il sentiero di sinistra che conduce all’Acquasanta, e si procede invece dritti seguendo le indicazioni per il Masso Ferrante ora sul F1. Il sentiero prende ora quota passando alle pendici delle pareti rocciose del Monte Pietralunga andando poi a raggiungere il Rio Baiardetta, che bisogna attraversare nelle vicinanze del Masso Ferrante mt. 452, in altri 25 min. e 50 min. totali. Risalendo in moderata pendenza il rio sulla destra idrografica dopo poco si perviene ad un bivio, dove si abbandona a destra il sentiero Frassati per svoltare invece a sinistra sul C.P. (Sent. Carlo Poggio) che costeggia inizialmente il rio fino ad un grazioso laghetto, per poi piegare decisamente a sinistra fiancheggiando un ampio canalone, che discende da Punta Martin, per poi attraversarlo. Si giunge poi ad un colletto con palina, in altri 30 min. e 1 ora 20 min. totali, punto in cui bisogna abbandonare il Sentiero Carlo Poggio, che svolta a destra e discende nel vallone, per procedere invece dritti seguendo alcuni bolli bianchi con una F (avvistati solo un paio e molto scoloriti), che indica l’inizio della Cresta Federici. Si risale seguendo una traccetta su pendio di erba, arbusti e roccette che diviene quasi subito una crestina rocciosa e bisogna superare, con l’ausilio delle mani (I°), alcuni modesti gradoni di massi accatastati fino al raggiungimento della base del Corno Stella. Per i più ardimentosi è possibile risalirla anche da questo versante seguendo i cavi metallici che conducono all’inizio della via d’arrampicata (PD+, con passaggi di IV°), mentre per quelli come me è possibile aggirare il torrione compiendo un traverso pressoché in piano senza alcuna traccia fra gli arbusti andando a raggiungere una modesta pietraia. Ne si risale il fianco sinistro quindi per ripido pendio erboso si raggiunge la cresta all’altezza del filo di quella sommitale del Corno Stella che da qui si raggiunge comodamente deviando a sinistra con modesta risalita di pochi metri appunto su crestina, inizialmente esile ma poi subito più ampia fino alla sommità a mt. 765, in 30 min. e 1 ora 50 min. totali. Tornati alla cresta si procede su di essa superando alcuni spuntoni e pic­cole balze di buona roccia (passaggi al max di II°+) che volendo si possono aggirare sulla destra su erba. Le rocce poi vengono sostituite dall’erba e su traccia fra gli arbusti si perviene comodamente ad un castello di roccia abbastanza verticale chiamato “la paretina” (se lo si vuole risalire, PD, bisogna affrontare passaggi iniziali di III°+ e poi di II°), in 15 min. dal Corno Stella e 2 ore 5 min. totali, che io ho aggirato a destra alla sua base su pendio erboso fino ad intercettare un canalino roccioso che punta decisamente a Nord-Ovest. Questo va seguito fin quando si esaurisce in corrispondenza di un tozzo torrione, punto dal quale sulla destra si può già scorgere, poche decine di metri sopra, l’esile torrioncello detto “Dito Mondini”, al quale ora bisogna puntare. Qui vi sono alcune vaghe tracce che vanno seguite su ripido pendio erboso fra le roccette, tenendo come riferimento il Dito Mondini, che si raggiunge comodamente in altri 20 min. e 2 ore 25 min. totali. Dal torrione dovrebbe esserci una traccetta che punta inizialmente a Nord-Est per poi risalire il pendio fino alla vicina vetta di Punta Martin, ma io invece ho seguito un altro percorso ossia svoltando a sinistra (Nord-Ovest), risalendo un ripido pendio erboso andando poi a raggiungere un terrazzino di erba e massi. Da questo bisogna piegare a sinistra puntando ad un evidente intaglio roccioso, che va raggiunto ed attraversato su canalino di massi accatastati (II°). Al termine del canalino si svolta a destra e su traccetta si risale approdando in breve ad intercettare il sentiero della “Direttissima” pochi metri sotto la vetta di Punta Martin mt. 1001, che si raggiunge con breve risalita, in altri 15 min. dal Dito Mondini e 2 ore 40 min. totali. Panorama a Nord Tobbio, Figne e Leco, a Nord-Est Ebro, Chiappo, Carmo, ad Est Penello, Aiona, Alpi Apuane e Monte di Portofino, a Sud la Corsica, a Sud-Ovest Alpi Liguri e Reixa, ad Ovest Bric del Dente, da Ovest a Nord-Ovest le Alpi Occidentali dal Monviso al Fisterrarhorn. Dalla vetta si procede verso Nord-Est seguendo il sentiero e che su dorsale erbosa con qualche rado pino conduce dapprima al Monte Piazza mt. 1000 e poi con qualche saliscendi al Monte Pennello mt. 995 nei pressi della quale sorge il Bivacco Arnaldo Bellani, in altri 25 min. circa. Da questo si scende seguendo il sentiero con segnavia che in breve conduce ad intercettare una sterrata, che va ora seguita in discesa. Se si vuole raggiungere il Monte Fontanabuona dopo circa 150 metri tale sterrata va abbandonata svoltando a destra senza traccia puntando alla sommità del crinale erboso che culmina con il Monte Fontanabuona mt. 966, riconoscibile per un ometto di pietre, in altri 10 min. e 3 ore 15 min. totali. Ora si può decidere se scendere per prati fino al sottostante sentiero o se continuare per crinale, io ho scelto quest’ultima ipotesi discendendo fra erba e roccette sparse per poi risalire di pochi metri su di un’elevazione con qualche roccia accatastata (qualche mappa indica essere questo il Monte Fontanabuona ma è più basso del precedente e non vi è nulla, io l’ho definita Fontanabuona Sud) che sovrasta la Baracca de Pria. Si prosegue ancora per crinale che in breve si esaurisce intercettando il sentiero (io segnavia non ne ho visto a dire il vero) che passa nelle vicinanze del Monte Cuccio mt. 838, che si può raggiungere con deviazione di pochi metri, e poi si discende fra erba, arbusti e radi pini fino al raggiungimento del Colle Baiarda, crocevia di sentieri, in 35 altri min. e 3 ore 50 min. totali. Si trascurano a sinistra i sentieri e , che conducono rispettivamente a Pra e all’Acquasanta, e il C.P. a destra per procedere ancora dritti in modesta salita per una cinquantina di metri raggiungendo così Colletto superiore del Costolone Baiardetta mt. 705 dove, se si vuole effettuare la deviazione al Gran Diedro Gozzini, bisogna svoltare a destra in discesa sul F1. Va seguito per circa 40 metri poi lo si abbandona svoltando a sinistra seguendo ora una traccia abbastanza evidente che in piano conduce alla sommità del vertiginoso canalino che divide la bastionata rocciosa del Monte Pietralunga con il Diedro Gozzini. Quindi su facili roccette si risale al castello sommitale superando un ultimo breve risalto (II°) fino alla cima del Diedro Gozzini mt. 688. Ritornati al colletto si risale il soprastante pendio erboso raggiungendo senza problemi la vetta del Monte Pietralunga mt. 722, in altri 15 min. circa. Ora su sentiero o per filo di cresta procedendo verso Sud-Ovest si perviene in breve alla Cappellina mt. 705 al Colle Fagaglia, punto in cui bisogna trascurare il F a sinistra che conduce alla Loc. Moccio e procedere dritti seguendo sempre il F con indicazioni per la Colletta di Termi. Questo inizia a perdere quota su fondo piuttosto tortuoso e raggiunge in breve le pendici rocciose della Punta Pietralunga, che si può risalire su roccette articolate (un passaggio di II°) da affrontare con un minimo di cautela, fino alla sommità dove è stata posta una piccola madonnina, in altri 20 min. dal Monte Pietralunga. Ridiscesi al sentiero lo si segue con numerosi tornantini fra rigogliosi arbusti, quindi ci si addentra in una rada pineta e con ulteriore discesa si perviene alla Colletta di Termi, in altri 35 min. e 5 ore totali, chiudendo qui l’anello. Ora bisogna compiere a ritroso il percorso dell’andata fino alla Colla di Prà in 15 min. e 5 ore 15 min. totali.

Galleria fotografica:

Grafici del percorso:

Commenti:

Non potendo uscire dai confini comunali bisogna studiarsi qualcosa da fare entro tali limiti, per cui mi è tornato alla mente che da anni volevo andare a vedere il “Dito Mondini”, questo particolare torrioncello dalle dimensioni non di certo eclatanti ma molto scenografico. Per cui, invece di partire da Acquasanta (che rientra nel comune di Mele) si è optato per partire dalla Colla di Prà, col vantaggio di risparmiare circa 150 metri di dislivello, ma dovendo percorrere Via Branega, che è davvero un incubo, strettissima a tal punto che auto un po’ più larghe passano in certi punti per pochi centimetri e sperando di non incontrare auto nel senso opposto. Il percorso dalla Colla di Prà fino al Rio Baiardetta non dice molto, ma oltre tale punto diventa davvero bello, a mio giudizio uno dei più bei percorsi che si possono fare in Appennino Ligure e sicuramente il più bello per salire Punta Martin. La Cresta Federici, come già descritto, ovviamente non l’ho percorsa fedelmente, aggirandone i tratti alpinistici che sono al di fuori dalle mie capacità e che per il mio intento, quello di vedere il Dito Mondini, non erano necessari. In questa escursione ho inoltre approfittato per raggiungere alcune cime che mancavano all’appello, come il Corno Stella, Diedro Gozzini e Punta Pietralunga. Insomma un gran bel percorso che non fa rimpiangere molti percorsi sulle Alpi e che si può effettuare a pochi passi dalla città.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *