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Catinaccio d’Antermoia mt. 3002

Il Catinaccio d’Antermoia (Kesselkogel in tedesco) è la cima più alta del gruppo del Catinaccio, in Dolomiti. Pur essendo la più alta, risulta però meno slanciata della Cima Catinaccio avendo invece una forma piuttosto squadrata. Vetta raggiungibile esclusivamente con ferrate, una sul versante Nord-Est (lato Rifugio Antermoia) e l’altra su quello Sud-Ovest. In questa escursione ho utilizzato quest’ultima sia per salire che per scendere, ma può essere interessante utilizzarle entrambe.

🏁 Punto di partenza: Rifugio Ciampedie mt. 2000 raggiungibile con funivia da Vigo di Fassa

⚠️ Difficoltà:          T dal Ciampedie al Gardeccia, E fino al Passo Principe, EEA dal passo alla cresta, F la cresta

Sviluppo:           16 Km

📈 Dislivello:           1100 Mt. circa

⏱️ Tempi:              Andata 3 ore 20 min.  Ritorno 2 ore 40 min.  Totale 6 ore

📅 Data escursione:      21/08/2020

🚥 Periodi consigliati:    Da Giugno a Ottobre

🔎 Valutazione:         ⭐⭐⭐⭐⭐🎖️

Itinerario:

Dall’uscita degli impianti Catinaccio ci si dirige subito verso sinistra nei pressi del Rifugio Ciampedie mt. 2000 dove si trascura subito la deviazione per il sent. 544 per Vigo e ci si mantiene sul 540, seguendo le indicazioni per il Rifugio Gardeccia. Da qui si scende di poco verso Ovest entrando nel bosco ed andando a rasentare il Rifugio Negritella mt. 1986 oltre il quale si incontra un bivio, dove bisogna trascurare la deviazione a sinistra sul 545 verso le Cigolade e quella dritta che conduce alla vicina Baita Pra Martin, mantenendosi invece sempre sul sentiero principale, il 540, che ora attraversa un bel bosco di conifere, il Bosh de Larsec. Dopo circa 35 min. di ripetuti saliscendi si esce dal bosco giungendo nella conca di Gardeccia incontrando dapprima la Baita Enrosadira e poi il vicino Rifugio Gardeccia mt. 1948. Ora bisogna seguire il segnavia 546 con indicazioni per il Rifugio Vajolet su sterrata che si addentra nel Vallone del Vajolet procedendo fra distese di pini mughi superando una modesta bastionata con alcuni ripidi tornanti per poi continuare in moderata pendenza seguendo il corso del rio sottostante. Raggiunta la base della bastionata rocciosa sulla quale sorge il Rifugio Preuss, la sterrata si impenna e con alcuni tornanti adduce appunto al Rifugio Preuss e al vicino Rifugio Vajolet mt. 2243 adagiati su di una balconata rocciosa, in 30 min. dal Gardeccia e 1 ora 5 min. totali. Continuando su sterrata dopo circa 150 metri si perviene ad un bivio di sentieri, dove si trascura a sinistra il sent. 542 con indicazione per il Rifugio Re Alberto e ci si mantiene dritti sul sent. 584, che risale la valle con pendenza costante ma mai eccessiva sul fianco destro orografico fino alla sua testata, all’intaglio fra la Cima di Valbona a sinistra e il Catinaccio d’Antermoia a destra, ossia il Passo Principe mt. 2601, sul quale sorge il piccolo e caratteristico Rifugio Passo Principe, in altri 45 min. e 1 ora 50 min. totali. Trascurando il sentiero 11 che scende nel vallone opposto con indicazione per il Rifugio Alpe di Tires, si svolta invece a destra risalendo di pochi metri il soprastante pendio detritico puntando alle pareti del Catinaccio. Si abbandona subito il sentiero di destra che, tagliando le pendici detritiche del Catinaccio, conduce al Passo di Antermoia, e si segue invece una grossa freccia rossa che indica di risalire il ripido pendio soprastante con alcuni zigzag su fini sfasciumi, raggiungendo così le pareti rocciose. Si rasenta ora la parete su larga cengia verso sinistra con uno stretto ma breve passaggio sotto ad un basso tetto che costringe ad accovacciarsi, passaggio che si può comunque aggirare a sinistra con l’ausilio di una staffa metallica. Al termine della cengia si giunge poi ad uno spigolo che sovrasta un ampio canalone, dove si svolta a destra addentrandosi così in un canalino stretto di rocce rotte e friabili con un primo saltino di roccia di un paio di metri attrezzato con un paio di fittoni metallici. Con breve risalita si perviene quindi ad una forcella su cengia non attrezzata che conduce ad un terrazzo dove iniziano invece i cavi nel punto più spettacolare dell’intera salita, ossia una cengia molto esposta che, con qualche modesto sali scendi raggiunge la sommità di un caminetto verticale. Questo va disceso con l’ausilio di una scaletta metallica di circa 3/4 metri, oltre la quale ci si ritrova su di un minuscolo terrazzino che, una volta superato, conduce ad una cengia inclinata di fine ghiaietto attrezzata ma comunque abbastanza ampia (diciamo che da qui in avanti il percorso diviene decisamente più facile). Al termine della cengia si risale uno sperone un pò verticale su rocce articolate sovrastata da un masso incastrato, oltre il quale i cavi si interrompono e si procede su facile ed ampia cengia rocciosa priva di esposizione che taglia la parete verso destra. Con qualche facile passaggio su gradoni (I grado), dove appaiono alcuni segnavia , si giunge poi al termine del cengione, oltre il quale scende un verticale canalone, punto in cui si svolta decisamente a sinistra e riprendono i cavi. Questi risalgono una parete appoggiata su roccette articolate oltre la quale inizia una nuova cengia di ghiaia non attrezzata. Si alternano ora risalite su roccette a tratti su facili cengie fino ad una forcella su un pulpito con precipizio a sinistra. Qui i cavi riprendono verso destra risalendo un ampio caminetto su comode roccette fino ad un punto leggermente più tecnico ove è necessario utilizzare la forza nelle braccia per superare un modesto saltino. Oltrepassato questo punto si procede su pendio di roccette attrezzato fino ad un terrazzino alla base della cresta finale, dove terminano i cavi, in 1 ora 25 min. dal passo. La cresta compie un semicerchio verso destra, è priva di attrezzature fisse e data la non eccessiva larghezza ed un paio di passaggi piuttosto esposti su roccia seppur ben appigliata, richiede attenzione e piede fermo. Si giunge quindi in vetta al Catinaccio d’Antermoia mt. 3002, in altri 5 min. e 3 ore 20 min. totali. Panorama a Nord Gran Pilastro e Gran Mesule, a Nord-Est Odle, Sassopiatto, Sassolungo, Sella e Tofana di Rozes, a Est Sorapiss, Antelao, Pelmo, Marmolada, Civetta e Sasso Vernale, a Sud-Est Cima dell’Uomo, Pale di San Martino, a Sud Cima Scalieret, Cima d’Asta, a Sud-Ovest Roda di Vael, Latemar, Cima Catinaccio, Torri del Vajolet, a Ovest Adamello, Cevedale, Ortler, a Nord-Ovest Palla Bianca, Similaun, Sciliar. Ritorno sullo stesso percorso dell’andata in 2 ore 40 min. e 6 ore totali.

Galleria fotografica:

Grafici del percorso:

Commenti:

La ciliegina sulla torta di questa breve vacanza in dolomiti, vetta che desideravo raggiungere ormai da un decennio… finalmente ho esaudito questo mio desiderio. Il percorso è vario e fin dal Rifugio Gardeccia regala paesaggi grandiosi, fra pareti verticali e pinnacoli, poi, oltrepassato il Passo Principe, diviene anche piuttosto severo. La ferrata è piuttosto semplice e, fatta esclusione del primo tratto fino alla scaletta dove l’esposizione è notevole e i cavi necessari, per la maggior parte del percorso la risalita può essere effettuata, per i più esperti ed in condizioni di percorso ottimale, in libera con divertente e sicura arrampicata su roccia che risulta comunque generalmente buona. Il tratto ferrato si presenta discontinuo su un dislivello di circa 400 metri, con alternanza di cengie e facili paretine. A parte il caldo patito e la carenza d’acqua è stata una gita da ricordare. Volendo è possibile scendere per il versante Nord-Est che è anch’esso piuttosto semplice ma decisamente più esposto e conduce alla base della parete nella Conca d’Antermoia, quindi necessita poi di risalita fino al Passo Antermoia e discesa al Passo Principe….per chi ha più tempo a disposizione può effettuarlo, rendendo così la gita ancora più completa.

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