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Monte Reixa mt. 1183 anello da Sambuco

Il monte Reixa è un rilievo dell’Appennino Ligure che si innalza alle spalle del litorale tra Genova Voltri e Arenzano, situato sullo spartiacque appenninico principale. Si tratta di un rilievo tondeggiante, poco eminente, a copertura prativa fino in vetta. La vetta occidentale del monte Reixa costituisce la massima elevazione sul livello medio del mare dei comuni di Genova ed Arenzano, ed è anche il tratto in cui la dorsale principale alpino-appenninica misura la minore distanza dalla linea di costa (5,7 km in linea d’aria). Il Reixa è incluso nel Parco naturale regionale del Beigua, il più esteso della Liguria. Per le caratteristiche della montagna, l’accesso alla vetta del monte Reixa è un itinerario prettamente escursionistico, non presenta infatti particolari difficoltà. La via di accesso più rapida è dal passo del Faiallo, mentre in questa descrizione propongo invece un anello da Sambuco.

🏁 Punto di partenza: Sambuco mt. 399

⚠️ Difficoltà:          EE i tratti fuori sentiero per la vetta senza nome e dalla Gava a Sambuco, E tutto il resto 

Sviluppo:           10,5 Km

📈 Dislivello:           850 Mt. circa

⏱️ Tempi:              Giro ad anello totale 5 ore 40 min.

📅 Data escursione:    30/12/2020

🚥 Periodi consigliati:  Autunno, Inverno e inizio Primavera, evitare i mesi caldi

🔎 Valutazione:        ⭐⭐⭐

Accesso:

Da Genova con l’autostrada A10 fino a Voltri. Usciti dall’autostrada si svolta a destra sull’Aurelia (SS1) andando ad attraversare Voltri fino al suo termine, dove bisogna poi svoltare a destra. Si procede quindi lungamente su Via delle Fabbriche fin quando termina dopo un gruppo di case (ove si restringe notevolmente) diventando Via Fiorino. Ora su di essa si continua passando sotto al viadotto autostradale fin quando, in corrispondenza di una strada che si stacca sulla sinistra in discesa con fermata del bus e alcuni bidoni della spazzatura, si abbandona la strada principale deviando appunto a sinistra su questa stradina, Via Osvaldo Moretti. Questa discende fino ad attraversare il Torrente Cerusa su ponte, superato il quale si svolta a destra procedendo sulla stretta strada che, a tratti piuttosto ripida, risale con numerose serpentine fino a raggiungere Sambuco dove, nei pressi della chiesa, si può lasciare l’auto. 

Itinerario:

Dalla chiesa di Sambuco bisogna subito svoltare a destra seguendo Via Antonio Zaghi che riporta il segnavia e procede in moderata salita su asfalto per circa 80 metri, quindi la si abbandona seguendo una stradina mattonata sulla sinistra che costeggia le ultime case per poi divenire sentierino. Il sentiero, riportante sempre segnavia , fra distese prative porta a sovrastare il paese per poi svoltare bruscamente a sinistra e addentrarsi nella rada boscaglia. Dopo poco meno di 300 metri si incontra un bivio di tracce, in 15 min. dalla partenza, dove si trascura la traccia che continua dritta andando a seguire invece a destra ancora il sentiero che ora inizia a prendere quota con numerosi tornantini. Si esce poi gradualmente dalla boscaglia e fra bassi arbusti con qualche sporadica roccetta disseminata sul pendio si perviene alle pendici di un’elevazione senza nome con cresta rocciosa (una sorta di anticima del Bric Malanotte). Ne si tagliano le pendici orientali con un traverso in moderata salita verso Sud-Ovest (rasentando anche il margine di una frana), poi, raggiunto uno spalloncello roccioso, il sentiero compie alcune serpentine puntando decisamente verso Nord-Ovest. Il sentiero continua ora grossomodo verso Ovest ma io, in corrispondenza di un tornantino con paletto in legno, ho deciso di abbandonare il sentiero per cercare di raggiungere la vetta senza nome (cosa che volendo dirla tutta non è proprio del tutto necessaria, aggiunge ben poco), in altri 45 min. ed 1 ora totale. Procedendo quindi su ripido pendio misto di erba e rocce affioranti si perviene ad un breve canalino roccioso dove bisogna usare le mani per superare dei modesti saltini, passaggi di I°. Oltrepassato il canalino si risale la dorsale erbosa aggirando sulla sinistra un primo dosso e risalendo poi fino alla sommità soprastante che conviene anch’essa raggiungerla per prati sulla sinistra (e non per filo di cresta rocciosa con passaggi di I° come ho fatto io). Raggiunta la vetta senza nome a mt. 924, in altri 30 min. e 1 ora 30 min. totali, si procede su semplice crinale erboso per circa 130 metri verso Ovest, perdendo così una ventina di metri di quota ed andando così ad intercettare il sentiero precedentemente abbandonato. Questo sale con moderazione portando dopo poco più di 150 metri, in altri 10 min. circa, ad intercettare nuovamente il sentiero riportante segnavia proveniente a sinistra dal Passo della Gava, che va ad aggiungersi al e che ora seguiamo sulla destra con indicazione per il Passo Faiallo. Con numerosi tornantini si prende quota giungendo in breve nei pressi del Bric Malanotte mt. 969, che si può conquistare agevolmente con breve deviazione su traccia che si stacca sulla destra in corrispondenza di un paletto metallico, in altri 20 min. e 2 ore totali. Il sentiero prosegue ora rimontando il pendio soprastante con qualche tornante per poi compiere un lungo traverso a mezzacosta in falsopiano, andando a sovrastare il valloncello del Rio Secco, fra distese erbose e modesti boschetti di piante a basso fusto fino al raggiungimento di un trivio a San Gioachin mt. 1068, colletto spartiacque, in 35 min. dal Bric Malanotte. Trascurato qui un sentiero a destra che conduce al Bric Riundo e Pian della Biscia, nonché il che continua dritto verso il Passo del Faiallo, si svolta invece a sinistra seguendo sempre il . Quest’ultimo sale abbastanza ripido su di uno spalloncello erboso conducendo ad un ripiano dove sbuca da destra il sent.   proveniente dal Passo del Faiallo, da trascurare procedendo ancora dritti addentrandosi in moderata salita all’interno di un rado boschetto. Dopo circa 250 metri, ove il bosco si interrompe momentaneamente, è possibile, svoltando a sinistra, effettuare una modesta deviazione alla vicina Cima Faiallo mt. 1138, che si raggiunge svoltando poi ancora a sinistra (tornando quindi a ritroso) su crinale per circa 80 metri, in altri 15 min. e 2 ore 50 min. totali. Tornati sul sentiero si fuoriesce poi dal bosco andando quindi a rimontare il pendio fino al tabernacolo sull’Anticima del Reixa mt. 1176 e da qui in breve alla vetta del Monte Reixa mt. 1183, in altri 20 min. e 3 ore 10 min. totali. Panorama io non ne ho visto a causa della nebbia in vetta ma se non ci fosse stata avrei visto a Nord il vicino Bric del Dente con dietro il Monte Disgrazia, a Nord-Est Tobbio, Figne, Leco, Giarolo, Ebro, Cavalmurone, Legnà e Antola, a Est Maggiorasca, Aiona, Ramaceto, Zatta, Genova, Apuane e Monte di Portofino, a Sud la Corsica, a Sud-Ovest Argentea, Rama e Beigua con dietro Frontè, Saccarello, Antoroto, Pizzo d’Ormea, Mongioie e Mondolè, da Ovest a Nord-Ovest le Alpi Occidentali con Monviso, Gran Paradiso, Cervino e Rosa. Dalla vetta si scende sul sentiero che procede sul crinale puntando grossomodo verso Sud-Est andando così a raggiungere, in 25 min. circa, al Passo Saiardo mt. 1079 (è possibile qui fare una modesta deviazione su traccia a sinistra che conduce in breve in vetta all’anonimo Bric Saiardo mt. 1088). Il sentiero, una volta superato il passo, procede dapprima verso Sud in moderata pendenza per poi raggiungere verso Est i ruderi di Ca du Bullu mt. 979, in altri 15 min. e 3 ore 50 min. totali. Tagliando poi le pendici orientali dell’irrilevante Cima Sineuvin mt. 983 (che io ho raggiunto abbandonando così il sentiero per poi procedere per crinale e quindi a vista per poi intercettarlo più a valle) si discende fino al Passo della Gava mt. 752, in 40 min. e 4 ore 30 totali, crocevia di sentieri. Trascurato a sinistra il che conduce al Passo del Faiallo, a destra la sterrata riportante sempre e “M” bianca per Arenzano, nonché il sent. che procede dritto verso il Passo Tardie, si svolta invece dietro alla panca in legno seguendo il sentiero con indicazione per Sambuco su piccola palina in legno riportante segnavia . Questo perde quota subito velocemente su pendio erboso per poi addentrarsi in un rado boschetto e raggiungere il Rio Gava, nelle vicinanze di un piccolo laghetto (che si può raggiungere con breve digressione, ma su ripido e scivoloso pendio di erba e radi alberi). L’esile e tortuoso sentierino (dato per EE) segue ora in pratica fedelmente il corso del rio mantenendosi alla sua destra e sovrastandolo di qualche decina di metri. Raggiunto poi il rio nel punto in cui devia a sinistra formando una specie di canyon si sale brevemente su canalino per poi piegare a sinistra su cengia esposta ma ampia che sovrasta così il suddetto canyon. Oltrepassata la cengia si torna a scendere fino a raggiungere il guado del Rio Gava, in altri 30 min. circa, oltre il quale, con risalita di pochi metri, in breve bisogna guadare anche il Rio Malanotte. Il sentiero, che riporta sempre segnavia , discende moderatamente ma in maniera costante fra rada boscaglia e bassi arbusti fino a sbucare su sterrata, che bisogna seguire a sinistra per circa 70 metri incontrando così un cancello che bisogna oltrepassare, in altri 20 min. dal guado. Ora su asfalto si scende fino per altri 400 metri giungendo così alla chiesa di Sambuco, in altri 5 min. e 5 ore 40 min. totali, chiudendo l’anello. 

Galleria fotografica:

Grafici del percorso:

Commenti:

Ultima gita dell’anno, un bel giro ad anello poco faticoso e piuttosto remunerativo, specie con le condizioni di innevamento trovate che hanno reso la parte alta del percorso davvero piacevole. Questa è una di quelle circostanze in cui il territorio in cui abito riesce a sorprendermi, poter infatti ammirare il mare da una balconata naturale ovattata è impagabile. Io ho effettuato le deviazioni a tutte le svariate vettuncole sparse lungo il percorso, che aggiungono ben poco, ma che in generale comportano l’aggiunta di ben poco sforzo in più. Percorso nel complesso abbastanza semplice, anche se il sentiero che dal Passo della Gava scende a Sambuco, che è dato come per EE, in effetti è decisamente esile, tortuoso e a tratti quasi impercettibile seppur sempre ben segnato e quindi leggermente più complesso rispetto ad altri sentieri, mi sembra che possa comunque ritenersi anch’esso semplicemente per E….con neve e ghiaccio anche in questa parte di percorso il discorso potrebbe essere diverso, perché già col fondo umido trovato non era proprio agevolissimo procedere. Ambienti indubbiamente molto piacevoli tutto l’anno, ma con neve mi sembra di poter dire che migliorino decisamente.

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