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Monte Cordona mt. 803 anello da Nervi per il Rio Garega

Il Monte Cordona è un monte dell’ Appennino Ligure, sulla cresta che divide la costa dall’immediato entroterra di Genova e situato nelle vicinanze del più blasonato Monte Fasce. Qui propongo un anello con risalita del Rio Garega fino ad intercettare la SP67 raggiungendo poi il Monte Cordona e scendere per il lungo crinale fino alla Cappelletta di San Rocco di Nervi, per poi ritornare a Nervi per creuze.

🏁 Punto di partenza: Genova Cimitero di Nervi o poco dopo sulla destra mt. 19

⚠️ Difficoltà:          EE dal rudere di Grasciuoli alla strada del Fasce e le varie deviazioni ai laghi, E tutto il resto

Sviluppo             15,8 km

📈 Dislivello:           850 mt. circa

⏱️ Tempi:              Giro ad anello totale 6 ore 30 min. (senza vedere i laghi riducibile presumibilmente a 5 ore 30 min.)

📅 Data escursione:      24/03/2021

🚥 Periodi consigliati:    Autunno, Inverno e inizio Primavera

🔎 Valutazione:         ⭐⭐⭐

Accesso:

Da Genova si procede in Corso Europa fino al suo termine, dove si svolta a destra discendendo così una rampa che conduce alla rotatoria di Nervi. La si imbocca trascurando subito la prima deviazione a destra, che conduce verso Quinto, e si procede invece dritti per circa 50 metri dove, ad un bivio, si trascura Via Oberdan a destra e si svolta a sinistra in Via del Commercio. Si procede quindi su di essa raggiungendo poi il Cimitero, nei pressi del quale si può lasciare l’auto nel parcheggio antistante dove però non è sempre possibile parcheggiare, essendo diventato riservato ai mezzi AMT, in tal caso proseguire lungo la via e parcheggiare alla prima possibilità sulla destra.

Itinerario:

Dal cimitero di Nervi mt. 19, o dove si riesce a trovare posto, si procede a destra su Via del Commercio rasentando una centrale elettrica per poi continuare sempre su strada asfaltata ancora verso monte fin quando l’asfalto termina, in corrispondenza di una rampa cementata che conduce ad un cancello (chiuso), punto in cui bisogna svoltare a sinistra andando così a scavalcare il muretto e, seguendo alcune e , sovrastare il torrente su cengietta rocciosa, in 5 min. circa dalla partenza. Questa raggiunge una chiusa di cemento, punto in cui bisogna guadare il Torrente Nervi per poi procedere così sull’altra sponda percorrendo un muretto di cemento, seguendo sempre le , che in breve, ora su sentierino che passa sotto al viadotto autostradale, conducono ad un piccolo laghetto, in altri 5 min. circa. Si attraversa il guado in cemento sul Rio Ciurli e si perviene ad un bivio, dove si trascura la deviazione a sinistra con e , per procedere dritti sul percorso principale anch’esso con . Passando nuovamente sotto al viadotto autostradale la traccia costeggia ora il Torrente Nervi mantenendosi alla sua sinistra su roccette raggiungendo poi una chiusa di cemento ed un successivo ponticello in metallo. Normalmente bisognerebbe percorrere il ponticello o guadare sul margine della chiusa facendo molta attenzione, ma in questa circostanza, trovando il Torrente Nervi in secca in questo punto, non ho avuto problemi ad attraversarne il letto. Sulla riva opposta una traccetta risale nel bosco fino a sbucare in corrispondenza di un cancello chiuso con lucchetto, in altri 10 min. e 20 min. totali, del quale ne siamo all’interno e pertanto bisogna scavalcare la ringhiera metallica approdando su stretta stradina asfaltata che va ora seguita svoltando a sinistra. La stradina rasenta inizialmente alcune casette per poi procedere su ripida rampa all’interno di un boschetto, sovrastando così di qualche decina di metri il rio, quindi, con qualche saliscendi, conduce ad un doppio ponte che funge da bivio, punto in cui si può decidere se attraversarlo o continuare a destra (nella situazione attuale vanno bene entrambe le soluzioni). Qui io ho deciso di procedere dritto fino a Molinetti e da questo scendere al Lago delle Oche, in 5 min. dal cancello e 25 min. totali, lago che dal suo emissario, nelle condizioni idriche attuali, è possibile in modo molto agevole guadare intercettando così una traccetta che risale fino a sbucare sul sentiero . Questo sentiero risale la valletta del Rio Garega sul lato destro idrografico e si addentra subito nella fitta boscaglia, mantenendosi sempre evidente e costeggiando molteplici laghetti alimentati da belle cascate, raggiungibili quasi tutti da traccette abbastanza evidenti ma talvolta malagevoli che si distaccano dal sentiero (io in realtà in questa circostanza, essendoci una modesta portata d’acqua, ove possibile mi sono mantenuto sul greto del torrente, così da evitare i ripetuti saliscendi dal sentiero ai svariati laghetti). Superata una casa in parte diroccata e recintata si procede ancora incontrando poi un evidente bivio, punto in cui il sentiero inizia a salire ripido sulla sinistra mentre un’evidente traccia continua dritta sulla destra. Vale la pena fare questa deviazione a destra che in breve conduce ad un guado, oltre il quale la traccia si biforca e bisogna mantenersi su quella di sinistra in piano che conduce ad un lago con bella cascata. Sulla destra del lago è stata posizionata una corda che permette di risalire uno scomodo e ripido passaggio fra terra e alberi, superato il quale la traccia si porta sul greto del torrente e guadandolo si risale poi una paretina gradinata alla sinistra di una cascatella giungendo così ad un particolare laghetto nel quale si sono incastrati alcuni grossi tronchi d’alberi abbattuti. Ritornati a ritroso al bivio si continua sul sentiero che ora prende quota rispetto al Rio Garega e via via allontanandosi da esso compiendo un lungo traverso a mezzacosta. Con tratti alterni di rado bosco e radure si risale poi un torrentello in secca seguendo sempre i frequenti segni gialli uscendo poi definitivamente dal bosco. Alcune frecce aiutano ad individuare la traccia che ora risale il soprastante pendio di erba e arbusti compiendo alcuni zig-zag e puntando generalmente verso destra, Nord-Est, andando poi ad effettuare un traverso fino a raggiungere il rudere di Grasciuoli, in 2 ore 5 min. dal Lago delle Oche e 2 ore 30 min. totali (se si evitano le varie deviazioni ai laghi è presumibilmente tutto riducibile a 1 ora 30 min. totali). Fin qui la traccia è stata ben segnata ed evidente (deve essere stata ritracciata e pulita di recente), ma da ora in avanti le cose cambiano. La traccia piega qui decisamente a sinistra, come indicato da una freccia gialla, diventando però via via più evanescente e riuscendo solo nella prima parte a ritracciare gli ultimi sbiaditi segni gialli che poi in breve spariscono definitivamente costringendo a ricercare una parvenza di traccia. Ad ogni modo puntando perlopiù verso destra (Nord) la traccia si riesce grossomodo a seguire fino in prossimità di un traliccio dell’alta tensione, punto in cui sparisce nella vegetazione, bisogna pertanto mantenersi poco sotto al traliccio ed aggirarlo sulla destra fra gli arbusti, dei quali alcuni spinosi, intercettando poi nuovamente dopo poco una parvenza di traccetta, seppur esile. Questa sale fino ad una selletta erbosa alla base di una paretina rocciosa, in altri 20 min. circa, sopra la quale inizia il crinale che va a breve seguito. La traccetta si mantiene alla base della paretina e devia a destra in falsopiano o moderata discesa portandosi poi più verso il sottostante Rio Nega, con qualche ora nuovamente visibile, e che conduce a guadare appunto il Rio Nega….io l’ho seguita guadando il rio ma non è per nulla necessario in quanto i segni gialli tendono nuovamente a sparire e non si capisce dove conducano, costringendomi poi a guadare di nuovo il rio più a monte. Pertanto conviene evitare il guado e risalire sulla destra idrografica seguendo una traccetta che risale inizialmente molto ripida e poi gradualmente in maniera più blanda fino ad intercettare il crinale, dove si incontra anche un piccolo ometto di pietre, in altri 25 min. e 3 ore 15 min. totali. Risalendo ora su evidente traccetta che si mantiene inizialmente sul filo di crinale e poi qualche metro sotto e a destra di esso si punta decisamente verso Ovest tenendo come punto di riferimento l’evidente antenna nelle vicinanze della vetta del Monte Fasce. Giunti poi a 660 metri di quota la traccia diviene un po’più evanescente, ma con buona visibilità non vi sono problemi, e si risale su pendio erboso puntando ora perlopiù a Nord-Ovest fino a sbucare a quota 754 mt. circa sulla strada che conduce al Fasce, in altri 35 min. dal crinale. Adesso si segue la strada verso destra raggiungendo in breve il piazzale dei Prati di Fascia per poi procedere seguendo la SP67 per 2,2 km ossia fino al pianoro del Passo Lentro dove vi sono spiazzi asfaltati su ambo i lati. Qui sulla destra si trascura subito la deviazione per Nervi con segnavia e si procede attraversando lo spiazzo di destra fino al suo termine per poi risalire il crinale, a tratti ripido, che conduce sulla poco appariscente vetta del Monte Cordona mt. 803, in 50 min. e 4 ore 40 min. totali. Panorama a Nord-Est Monte Croce dei Fò e Caucaso, a Est Ramaceto, Zatta, Gottero, Porcile e Apuane, a Sud-Est Monte di Portofino, a Ovest le Alpi Liguri, Monte Fasce, Reixa, Bric del Dente e Punta Martin, a Nord-Ovest Taccone, Figne, Leco, Alpesisa e Candelozzo. Da qui si discende per il crinale quasi pianeggiante seguendo il sentiero con segnavia e ma solo per 200 metri circa, infatti conviene deviare a destra e seguire una traccetta a tratti un po’ripida che però taglia leggermente il sentiero che condurrebbe alla Sella di Monte Cordona. La traccia dopo circa 450 metri intercetta il sentiero , che ora volendo si può seguire a destra, ma in realtà io mi sono mantenuto su crinale, che resta pochi metri più in alto e a sinistra rispetto al sentiero, andando poi a raggiungere il Bric Gianesi mt. 614, in 30 min. dal Cordona. Seguendo ora il sentiero si perviene alla Crocetta di Monte Giugo mt. 486 (fonte), in altri 20 min. circa, punto in cui si trascura a sinistra la deviazione per Musanega nonché a destra il , procedendo invece dritti seguendo una traccia ben evidente che si mantiene pressoché su crinale e con minimi dislivelli conduce dapprima su di un’elevazione a mt. 496 e poi in vetta al Monte Giugo mt. 485, in 10 min. dalla Crocetta e 5 ore 40 min. totali. Ora si scende seguendo il segnavia su comodo sentiero che percorre inizialmente un crinale panoramico con begli scorci su Nervi per poi addentrarsi in un rado boschetto fino a sbucare alla Serra di Cantalupo mt. 324, punto in cui si trascura a sinistra il e procedendo invece dritti sulla mulattiera riportante nuovamente segnavia . Questa, inizialmente un po’sconnessa, discende fra alti muri a secco che delimitano delle proprietà andando poi a rasentare un’azienda agricola divenendo quindi ben lastricata di pietre perdendo quota fino a raggiungere il piazzale antistante la Cappelletta di San Rocco di Nervi mt. 200, in 30 min. dal Giugo. Trascurato qui il sentiero a sinistra che sale al Monte Cordona e la strada anch’essa a sinistra che conduce a Sant’Ilario, si svolta invece a destra seguendo il che su creuza in Via San Rocco di Nervi discende fino ad incontrare Via Croce di Ferro a sinistra dove continua il che ora va trascurato continuando ancora dritti. La creuza sbuca poi in Via Molinetti di Nervi in corrispondenza di un lavatoio, punto in cui bisogna svoltare a destra e seguirla su stradina che porta poi a rasentare un piccolo cimitero. Si discende su asfalto fino ad incontrare un bivio, dove si trascura a destra Via Molinetti di Nervi, che conduce appunto a Molinetti, e ci si mantiene a sinistra in ripida discesa su Via Superiore Torrente Nervi che conduce in breve in Via del Commercio, in 20 min. da San Rocco e 6 ore 30 min. totali concludendo così l’anello.

Galleria fotografica:

Grafici del percorso:

Commenti:

Escursione interessante che permette di risalire il selvaggio vallone del Rio Garega, non senza qualche difficoltà, per poi discendere il lungo crinale che dal Cordona arriva alla Cappelletta di San Rocco di Nervi. Molto belli i numerosi laghetti con cascate del Rio Garega e carina anche qualche piccola pozza del Rio Nega. Decisamente poco interessante invece percorrere gli oltre 2 km di strada provinciale, che volendo si possono però parzialmente evitare salendo al Monte Croce, cosa che nella circostanza non ho fatto. Rispetto all’escursione di due anni fa, che si era conclusa ravanando fra l’erba alta poco dopo gli ultimi laghetti, in questa circostanza risalire è stato decisamente più agevole grazie anche ad una recente ripulitura del sentiero perlomeno fino al rudere di Grasciuoli….oltre tale rudere invece rimane comunque un percorso di ricerca, con la traccetta a tratti evanescente e i segni gialli scomparsi totalmente. Diciamo pertanto che se si rimane sul sentiero tacca gialla fino al rudere è da considerarsi una semplice escursione adatta a tutti, ma se si discende ai vari laghetti (alcuni raggiungibili su tracce impervie e malagevoli, con anche qualche tratto di facile arrampicata) e si intende continuare oltre il rudere è da considerarsi un percorso adatto a escursionisti esperti con senso dell’orientamento e voglia di ravanare. Indubbiamente in questo periodo si riesce ancora a percorrere abbastanza bene, ma andando avanti con la stagione primaverile è facile che la natura faccia il suo corso e renda il procedere meno agevole. Assolutamente utile scaricare la traccia GPS.   

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